Quel giorno ero lì

VIA VENTOTENE – Roma, 27 novembre 2001 – ore 09:30

Sono passati 18 anni, di quel fragore e di quella devastazione ne abbiamo ancora il ricordo scolpito nella mente… Quella mattina furono 8 le vittime: 4 persone che vivevano la loro routine quotidiana e 4 Vigili del Fuoco della 6A – Nomentano. Oggi per aiutare il nostro ricordo, ci invia una lettera la mamma di un nostro Volontario, che quella mattina era li e che, solo per caso, rimase illesa per quanto successo. “Quel giorno ero lì. Tre mamme si incontrano casualmente all’inizio di via Ventotene, sotto la lapide, e si raccontano in pochi minuti come si sono trovate le figlie compagne di elementari, nel cambio di scuola in prima media. – …Tutto bene, i prof. sembrano in gamba, speriamo che le bambine si impegnino, che facciano nuove amicizie… Oh, tra poco viene a piovere, io scappo a casa! …Percorro via Ventotene e prendo due autobus, o faccio una corsa per un tratto di strada e ne aspetto solo uno? … Meglio la seconda … un bacio alle bambine! – Senza colpa il caso ti trattiene lì, senza merito il destino ti porta via: cinque passi oltre l’angolo, il minimarket, la pasta all’uovo, il bar … Un attimo e cambia la geografia: un boato spaventoso mai sentito neanche nei film, un’esplosione senza rimbombo come un’immensa frustata che si richiude su se stessa ed ingoia tutti i suoni e tutti i pensieri … leva il respiro … Per qualche lungo momento non c’è nessun rumore … sembra che anche l’aria si sia smolecolata … tutto va al rallentatore e sembra irreale. La testa è vuota … Mi giro e non riconosco più niente, non riesco a concentrarmi, non vedo neanche le altre che erano con me ma mi pareva fossero dirette dalla parte opposta … Guardo via Ventotene che sembra colpita da un meteorite e tutto l’isolato sembra esploso. Nessuna cosa è più al suo posto. Macchine e furgoncini attaccati ai muri e sospesi sui terrazzi, finestre e portoni giù, tombini volati ovunque, negozi ed appartamenti devastati, fuoco, vetri, calcinacci, polverone … non si passa … è un incubo … I primi che arrivano gridando non muovono una grande reazione perché tutto va ancora al rallentatore … E poi lo vedo: il mezzo dei Vigili del Fuoco è proprio lì, c’è scritto 6A, è vuoto … Che strano, quando parlavo con le altre non ci ho fatto caso, eppure è grosso, è a pochi metri, … da dove è spuntato? … Ma se il mezzo è lì ed è vuoto, loro sono dentro … Dio, cos’è accaduto? Cosa? L’effetto rallentatore si interrompe, le grida aumentano, tutti corrono, ci sono dei morti … Il quartiere si blocca, le prime sirene, gente che si muove in ordine sparso, gente in divisa, gente in pigiama, in vestaglia, in pantofole, in mutande … Gente che impreca, che piange di rabbia: nonostante gli allarmi, un mostro è cresciuto sotto i loro piedi lentamente ed in un attimo si è portato via tutto, così, come per capriccio, in una mattina qualunque ad un’ora qualunque … cose e persone che non potevano immaginare che proprio questo giorno sarebbe stato “quel giorno”. “Tragedia annunciata” si dice sempre in questi casi … Vedo gente con la faccia insanguinata e lo sguardo fisso, girare in tondo senza parlare, senza chiedere nemmeno aiuto … arrivano altri urlando da palazzi lontani perché alla fine della via c’è un asilo. Hanno sentito lo scoppio e sono terrorizzati per la sorte dei bambini. Gli Agenti di Polizia che sono riusciti ad arrivare, all’inizio sono pochi e non riescono ancora a contenere le persone e a coordinare i soccorsi … anche loro sono sbalorditi … Le ambulanze si ammucchiano, le sirene si accavallano, chi piange, chi si ribella al divieto di accostarsi, è il caos. Nessuna immagine di giornali e telegiornali ha mai potuto rendere il quadro reale della situazione. In questo disastro però, c’è da ricordare anche un “miracolo”, uno di quelli con cui lavora ancora il destino: a seguito di una proposta di smantellamento, il grande mercato rionale di Val Melaina, adiacente a via Ventotene, era chiuso per sciopero e le strade erano vuote. Diversamente i morti sarebbero stati tanti, tanti, tanti di più … Per la 6A non c’è stato “miracolo”: se ne sono andati per dovere e generosità. E’ così che siamo stati privati di bella gente, gente normale in un giorno normale e gente speciale, eroi positivi che vengono encomiati durante i funerali e dimenticati il giorno dopo. Gente che potrebbe riempire i rotocalchi di storie finite bene, storie di coraggio e di esempi belli che potrebbero ispirare in modo costruttivo ed insegnare una diversa visione delle cose. Gente che non guadagna milioni con il pallone, con i “like” o sfruttando i vizi altrui, ma che è mal pagata perché salva vite a prezzo della propria. Gente che non fa vendere, fa riflettere … gente che rimanda sempre la sensazione di “cuori in alto” nonostante quello che deve fare, vedere, sopportare, dovendo metabolizzare continuamente il dolore … gente vera … gente che conta per la gente … che fine avranno fatto le loro famiglie? Loro corrono insieme in un “Altrove” così vicino a noi da riempire tutti gli atomi se sappiamo “sentire”. Fanno parte dello Spirito che sorregge e motiva quelli che si adoperano per gli altri nel fuoco, nell’acqua, sotto le macerie, con quella generosità che va oltre il dovere e non ha spiegazione nel raziocinio. E’ vero che il mondo non ha smesso di girare, ma non è lo stesso mondo: in quello che ha proseguito noi siamo rimasti più soli, e loro non hanno più potuto agire in carne ed ossa, non hanno potuto fare esperienze terrene utili alla loro Coscienza e chi li ama non ha più potuto aspettarli a casa, tenerli per mano, guardarli negli occhi, abbracciarli per scambiare sorrisi e lacrime, invecchiare insieme, creare futuro. Quel giorno ero lì perché non sapevo dello sciopero degli operatori del mercato ed ho avuto la fortuna di essere solo testimone di un fatto terribile. Ci sono voluti mesi per non sentire più lo “scoppio dentro” e per non rivedere in continuazione la sequenza, ma è sempre lì, indelebile, ripercorribile in qualunque momento. Niente avrei potuto fare per impedire l’accaduto, niente ho potuto fare dopo, ma, senza retorica, vorrei rendere con forza onore e gratitudine a tutti loro, e vorrei dire che il ventisette novembre sarà “quel giorno” per sempre, perché noi non dimentichiamo. Stefania Testimone

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