L’Aquila, 6 Aprile 2009, ore 03.32 …

6 aprile 2009, ore 03.32, L’Aquila, Abbruzzo, Italia.

Puó un orario preciso, un istante, un momento ben definito, cambiare la vita di milioni di persone?

Nel pensiero di oggi, nella storia che ricordiamo e cerchiamo di raccontare, la risposta è SI!

È il 6 aprile 2009, ed il momento preciso che cambierà, sconvolgendole, le vite di milioni di persone, è alle 03.32:
Quel momento costó 309 vittime tra cui tanti ragazzi e bambini, cambió la morfologia di un’intera provincia ed infine distrusse il concetto di normalità per migliaia di famiglie.
Ci fu chi perse tutti, chi perse tutto, chi fu fortunato e chi si rimboccò le maniche e si rimise in piedi da solo.

A distanza di 13 anni, sia che siamo stati coinvolti direttamente che solo emotivamente, quel ricordo è ancora vivido e fa ancora male, specialmente perchè ad oggi sappiamo che molto poco è tornato al suo posto e che quel concetto di normalità che conoscevamo non esiste più.

Di questo tragico evento si potrebbe parlare di quanto non sia stato ricostruito, delle promesse non mantenute, dei denari mai arrivati… si, potremmo… ma Noi vogliamo concentrarci su un altro elemento: la solidarietà e la presenza di chi realmente ci ha messo la faccia… e non solo!


A seguito di questo sisma, oltre alle Istituzioni, si sono attivate centinaia di Associazioni di Volontariato di Protezione Civile, migliaia di Donne e Uomini che, solo per l’immenso cuore e passione che hanno nel voler dare aiuto a chi ne ha bisogno, si sono messi a disposizione della collettività sacrificando la propria vita, la propria Famiglia ed il proprio tempo, andando a dare un aiuto indispensabile lì, dove la normalità non esisteva più.

…e quindi alla domanda “Può un istante preciso della vita fare da spartiacque?” noi rispondiamo fermamente SI, e così alcuni di Noi ricordano quel momento…

Stefano:
“…quella sera dormivo, ero a Firenze perchè lì lavoravo… non mi accorsi di nulla e nulla sapevo di quanto era successo.
Scoprì dell’accaduto solo alle primissime ore del mattino, prima di andare a lavorare: telefonai a casa per sapere come stavano e mi raccontatono dell’inferno che per alcuni lunghissimi secondi avevano vissuto, a Roma… e pensai “ma se a Roma lo hanno sentito così forte, lì cosa è successo?!?”.
Poco dopo squillò il telefono, era l’ufficio… il servizio era cambiato e venimmo inviati ed impiegati immediatamente proprio lì, a l’Aquila.
Ci preparammo di corsa e percorremmo quei chilometri molto velocemente: ricordo come se fosse ora che durante il tragitto tutto scorreva normalmente, si chiacchierava, ogni tanto una battuta… insomma, routine.
Poi in autostrada la segnaletica indica che eravamo prossimi all’uscita, affrontiamo la galleria Genzano l’ultima prima dell’Aquila… e ciò che mi rimarrà sempre impresso è quel che trovammo dopo quella galleria… l’orizzonte era uniforme, si vedevano solo macerie ed edifici pericolanti, c’erano già le prime tende blu pronte ovunque, ma ciò che era veramente tanto fastidioso nel corpo e nella mente, era quel costante odore di polvere di calcinaccio che ti seguiva e perseguitava ovunque andavi.

Ricordo momenti molto tristi, come aver scavato con le mani per giorni e vedere la speranza spegnersi spostando l’ultimo masso per esserci arrivati troppo tardi, ricordo la devastazione e la vera interruzione della vita di chiunque fosse lì, ricordo le lacrime, ricordo il freddo, ricordo il rumore dei gruppi elettrogeni e degli escavatori, ricordo il volto di chi era convinto che fosse finito tutto, di chi aveva perso speranza e non credeva più al domani…
Ma l’Aquila non è stato solo questo, è stato anche prendere la mano di tutti coloro che erano in difficoltà ed aiutarli a tirarsi su, è stato abbracciare le persone e facendogli sentire che non erano sole e che nulla ci avrebbe fermati, è stato fare amicizia con una ragazza di 15 anni e festeggiare con lei in tenda il suo compleanno rendendogli quell’incubo un pò meno triste e pauroso regalandole un momento dove non è stata sola e che dopo 13 anni spero ancora ricordi almeno quanto lo ricordo io, è stato rimboccarsi le maniche ed andare oltre le proprie competenze pur di dare una mano, è stato aver trovato in mezzo a tanti sconosciuti moltissimi amici che sono rimasti nel cuore e scoprire quanta umanità ci sia nelle persone nonostante siano colpite da una disgrazia.
Io non potrò mai… e non vorrò mai dimenticare cosa successe in quel preciso momento, perchè alle 3.32 del 6 aprile del 2009 la vita di ognuno di noi è cambiata per sempre, perchè io ci sono stato… ed una parte di me ci è restata!”

Cristina:
“Ricordo ancora perfettamente cosa accadde quella notte del 6 aprile del 2009. Mi trovavo a casa dei miei genitori a Sora, era notte fonda ed improvvisamente venni svegliata da un fortissimo boato, il mio letto si muoveva fortemente da destra a sinistra; ricordo di essere sobbalzata e con velocità raggiunsi la camera dei miei genitori che ovviamente erano entrambi svegli. Tutti pensammo subito che qualcosa di veramente brutto fosse accaduto in una zona molto vicina a noi ed infatti, in pochissimo tempo iniziarono ad arrivare le notizie del tragico terremoto dell’Aquila. Nonostante non fossimo li fisicamente, come tutti gli italiani, restammo per ore, giorni interi con il fiato sospeso, nell’attesa e nella speranza che anche una sola persona venisse estratta viva dalle macerie.

Ricordo bene l’angoscia di tutti nel cercare di contattare i propri familiari, amici o conoscenti e l’impossibilità di farlo perchè le linee, da una parte intasate e dall’altra interrotte per i crolli, lo rendevano complicato. Noi conoscevamo solo una persona che viveva li, mia cugina, studentessa della facoltà di medicina; per fortuna abitava al pian terreno di una piccola abitazione ed alla prima scossa, lei e le sue amiche si lanciarono letteralmente fuori casa in pigiama. Ci vollero diverse ore prima di poterla sentire e i suoi genitori riuscirono a raggiungerla con fatica, perchè le strade erano bloccate per permettere il passaggio dei mezzi di soccorso.

Dopo svariati giorni si iniziavano a contare i danni a persone e cose, tante furono le vittime e intere città vennero distrutte, purtroppo ci rendevamo sempre più conto che l’Aquila e tante città della sua provincia non erano più le stesse e con il tempo scoprimmo che non lo sarebbero più state.”

Lucio:
“6 aprile 2009, la terra trema. L’Aquila è colpita da un forte sisma.

Erano le 3:32 del 6 aprile 2009 quando la terra tremo’ nella conca aquilana. Un sisma di magnitudo momento 6.3 Mw che rase al suolo gran parte del centro storico della città dell’aquila.
Il suono delle sirene, le urla dei superstiti disperati e il rumore dei macchinari da lavoro echeggiavano nella conca aquilana.
La speranza di ritrovare ancora vivi i parenti teneva con il fiato sospeso molti cittadini.
Questa tragedia segno’ per sempre la città dell’aquila. 309 i morti accertati e più di 1000 i feriti.
Il terremoto fu udito particolarmente anche nella capitale.
I romani furono svegliati di soprassalto ed in preda al panico, in molti, cominciarono ad accendere radio e televisori per capire dove fosse avvenuto il sisma.
Per giorni l’Italia intera si strinse attorno alla città abruzzese.
I soccorritori hanno lavorato per settimane al fine di salvare i sopravvissuti e mettere in sicurezza un’area devastata e lacerata.
Oggi, 13 anni dopo, il ricordo con la speranza che prima o poi la scienza possa fare passi da gigante al fine di prevedere questi eventi ancora in molti punti oscuri.”

Spartaco:
“sono Volontario dell’AVS COSMOS dal 2004, purtroppo nel 2009 c’è stato il tremendo terremoto de l’AQUILA.
Il Comune di Roma organizzò immediatamente la Colonna Mobile dei Soccorsi che partì per i territori interessati dal Sisma.
I miei colleghi Volontari partiti nell’immediatezza erano quelli più esperti nel montaggio delle tende e delle tensostrutture, indispensabili nelle prime ore, tali da garantire posti letto e refettori.
Personalmente feci molti viaggi da e per L’AQUILA dando supporto alle squadre della mia Associazione già presenti sul posto e trasportando sia aiuti per gli sfollati del sisma che per i miei colleghi.
Ricordo dolorosamente i paesi di Onna e Paganica completamente distrutti… guardandoli completamente rasi al suolo ho provato un dolore immenso… tanta distruzione e troppi morti… una brutta esperienza… ma che nonostante tutto ricordo come un momento di crescita.
Nei giorni successivi ho trascorso il mio tempo nella località di S. Vittorino presso il campo gestito dal Comune di Roma dove era presente il refettorio.
Un esperienza che non potrò mai dimenticare… spero che una cosa del genere non succeda mai più… un grande abbraccio a tutti gli Aquilani. “

Federica:
“Avevo poco più di 18 anni, dormivo e mi svegliai di colpo pensando fosse un sogno,un incubo, andai di corsa per quello che potevo (riuscivo a mala pena a tenermi in piedi) a svegliare mia madre…la paura è stata tanta e quelle sensazioni rimangono addosso…
All’epoca facevo parte di un’altra associazione di protezione civile la quale venne subito attivata a partire, io personalmente per motivi familiari non sono partita ma ho collaborato nel raccogliere, smistare e catalogare tutto ciò che veniva donato:dai beni di prima necessità, al vestiario, al materiale scolastico, giochi e peluche per bambini da fare arrivare nei punti di raccolta all acquila. Una realtà che ci ha toccato da vicino, una di quelle che rimangono dentro a vita!”

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