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COSTA CONCORDIA E PROTEZIONE CIVILE

di Stefano Campa

         Ore 21.45 del 13 gennaio 2012, la nave da crociera Costa Concordia, salpata dal porto di Civitavecchia nel pomeriggio di quello stesso giorno e diretta a Savona, prima tappa di un lungo giro che prevedeva scalo in altre città del Mediterraneo, urta violentemente lo scoglio de Le Scole a circa 550 metri dalla costa dell’Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo e iniziando a imbarcare rapidamente acqua.

         L’immensa nave, impattando in quel punto dell’Arcipelago Toscano dove, a poca distanza dalle coste dell’isola, vi sono solo tre scogli disabitati, ormai inerme, deriva sino ad appoggiarsi con la sua fiancata destra proprio sull’isola del Giglio: in quel momento a bordo della Concordia ci sono 4.228 persone, divise tra passeggeri ed equipaggio.

         In seguito all’ordine di evacuazione, impartito intorno alle 22:30, la Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Livorno coordina immediatamente le operazioni di ricerca e soccorso in mare. A circa un’ora dall’impatto la situazione è tragica, le prime lance sono state calate in acqua ma molti passeggeri si trovano ancora sulla nave cercando il modo di mettersi in salvo, dato che la nave continua a inclinarsi e molti dei ponti sono ormai completamente sommersi.

         Al termine delle operazioni di soccorso, purtroppo, molte ore dopo, la conta delle vittime salirà a 32 persone… il resto della storia del naufragio è tristemente raccontata nelle pagine di cronaca.

         Quello che invece è stato narrato poco è l’immensa opera che la Protezione Civile ha messo in atto in questa emergenza: fin dai primi momenti le Associazioni di Volontariato di Protezione Civile, più di 20 in totale quelle coinvolte, coordinate dal Dipartimento di Protezione Civile, sono state dislocate sul posto per fornire assistenza ai naufraghi della nave.

         Successivamente, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri viene dichiarato lo stato di emergenza per il naufragio della nave da crociera Costa Concordia nel comune dell’Isola del Giglio fino al 31 gennaio 2013, prorogato poi fino al 31 dicembre 2014 dalla legge di conversione del decreto-legge n. 73/2014.

         Tra i compiti del Commissario delegato, “coordinare gli interventi per superare l’emergenza, controllare l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da parte dell’armatore, con il potere di sostituirsi al soggetto responsabile in caso di inadempienza, e verificare che la rimozione del relitto avvenga in sicurezza”.

         Anche in questo caso la macchina della Protezione Civile si è prontamente attivata e si è dimostrata all’altezza della situazione e delle sue potenzialità, mettendo in campo prima una imponente opera di soccorso, nelle ore immediatamente successive alla tragedia, e poi, nei giorni seguenti, di vigilanza a seguito della necessità di rimozione del relitto, che rischiava di sprofondare nei fondali del Giglio causando un disastro naturale di proporzioni inimmaginabili.

         Le operazioni di recupero del carburante, ai fini della salvaguardia dell’ambiente, durarono circa un mese, parallelamente alla rimozione dei rifiuti fuoriusciti dalla nave e depositatisi sul fondale marino.

         Solo successivamente si procedette al recupero del relitto mediante il refloating, più propriamente la messa in galleggiamento, per il suo definitivo spostamento e smaltimento. In quest’ultima fase, il monitoraggio satellitare venne eseguito dalla Protezione Civile, supportata da altri centri, come ASI, Unif-Dst e Fondazione Clima, specializzati nel controllo della qualità delle acque del mare nell’ambito di simili disastri ambientali.

          Il 17 settembre del 2013, dopo 19 ore, il capo del Dipartimento della Protezione Civile annunciò la fine delle operazioni per il raddrizzamento della nave dopo una rotazione di 65°, ma solo il 14 luglio del 2014 la Costa Concordia lasciò le acque dell’Isola del Giglio e da lì iniziò le procedure per il suo definitivo smantellamento.

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